Nelle dipendenze

La metodologia con cui si opera, integra diversi approcci psicoterapici e differenti modelli di intervento quali: l’orientamento sistemico-relazionale, cognitivo– comportamentale, gestaltico. Tutti questi approcci condividono alcune idee chiave che delineano il modello antropomorfico e riassumono parte degli aspetti già descritti nella filosofia. Al centro: la persona, considerata in una visione olistica nella sua globalità e specificità. Essa rappresenta il nucleo fondamentale e imprescindibile attorno cui si modula l’intervento terapeutico. La centralità della persona e del contesto socioculturale all’interno di cui questa si muove, tipica dell’attuale approccio alle dipendenze patologiche, consente di affrontare la problematica a 360 gradi, integrando aspetti finora scissi e parcellizzati nel trattamento e superando il riduzionismo del modello medico organicistico per focalizzare l’attenzione sul “miglioramento della qualità di vita” e sulla “soddisfazione percepita”. h Il trattamento si declina all’interno di tre aree strettamente interconnesse: psicologica, sanitaria, sociale, non esplicative ed esaustive della problematica della persona se considerate singolarmente. La Comunità, come metodo di trattamento specifico, implica l’integrazione delle persone e delle regole in una prospettiva comune con l’obiettivo di accompagnare gli individui verso una maggior conoscenza di sé e verso il miglioramento della propria qualità di vita. Praticamente il contesto comunitario offre opportunità di apprendimento attraverso: l’uso di ruoli partecipanti (gli utenti contribuiscono direttamente a tutte le attività della vita quotidiana della C.T. nella quale vengono fornite opportunità di apprendimento attraverso l’assunzione di una varietà di ruoli sociali, per es. quello di pari, di amico , di coordinatore, di tutor, ecc.), l’uso di feedback provenienti dai membri della C.T. (sono importanti l’appartenenza alla C.T. e la responsabilità condivisa di tutti i partecipanti), l’uso dei membri come modelli di ruolo ( ciascuno è “specchio per l’altro), l’uso del gruppo per guidare il cambiamento individuale (gruppi di lavoro, attività di tempo libero, gruppi terapeutici), l’uso di norme e valori condivisi, l’uso di strutture e sistemi ( mansioni, organizzazione di compiti, ecc.), l’uso della comunicazione ( la condivisione dell’esperienze), l’uso delle relazioni . Tutte le attività, sono progettate da un’equipe terapeutica all’interno di apposite riunioni a cadenza settimanale. L’equipe si avvale di specifiche competenze nell’area pedagogica, educativa e psicologica; si avvale inoltre della collaborazione con un medico psichiatra e di un supervisore clinico. Il personale collabora strettamente con i servizi invianti

Nella marginalità carceraria

Nelle Case Alloggio per Detenuti la Cooperativa offre un appoggio e un aiuto a chi non ha altri punti di riferimento, ma ha intenzione di tornare a vivere nella società in maniera corretta. E’ una realtà nata per offrire un aiuto concreto a persone che, uscendo dal carcere non hanno possibilità alternative e ad adulti che vivono una condizione umana di disadattamentoal confine dell’emarginazione.
Per una scelta di chiarezza, che possa garantire l’efficacia operativa di una proposta rieducativa mirata, non sono ammessi tossicodipendenti attivi (compresi gli abusatori di alcool) e persone con patologia psichiatrica grave.
Nei nostri centri di accoglienza si offrono trattamenti di tipo assistenziale ed educativo-relazionale.
– Il primo si concretizza attraverso le funzioni, le attività e le prestazioni del Servizio Sociale professionale, che opera in collegamento teorico metodologico con enti istituzionali e risorse territoriali.
– Il secondo si concretizza all’interno della struttura dove il personale operativo vive e propone agli ospiti uno stile di vita basato sulla pratica della condivisione, della solidarietà, della non violenza e della scoperta dei valori positivi presenti nell’altra persona. Accompagna gli utenti entro un percorso di graduale apertura al mondo esterno sia aiutandoli nella ricerca di una casa e di un lavoro sia favorendo la nascita di rapporti interpersonali che sono la base per un effettivo allontanamento dall’emarginazione.
La metodologia di intervento è multidisciplinare e si avvale di strumenti rieducativi a cominciare dall’organizzazione della giornata e l’assegnazione di compiti specifici ad ogni ospite/utente. Al momento della presa in carico viene concordato con il nuovo ospite un progetto individualizzato che tiene conto delle sue  risorse, dei bisogni, della situazione giuridica; tale documento viene sottoscritto e accettato dall’utente insieme al regolamento interno della struttura e costituisce a tutti gli effetti un impegno  alla condivisione del percorso di reinserimento.
L’equipe composta da educatori e un assistente sociale si riunisce regolarmente per discutere dell’andamento generale e dei singoli progetti individuali.
Le domande di inserimento possono essere formulate direttamente  dagli interessati in modo scritto.
La possibilità di inserimento viene valutata in relazione al numero di richieste pervenute, alla capacità ricettiva della casa e dal grado di compatibilità fra gli ospiti, ad insindacabile giudizio dell’equipe interna.

Negli interventi a scuola

“Promuovere il benessere e prevenire i disagi dell’individuo significa capitalizzare le risorse e dotarlo di strumenti per un futuro più forte e sano dal punto di vista psicologico con un effetto benefico per tutta la comunità”

Gli interventi di prevenzione del disagio vengono attivati secondo una metodologia di tipo “attivo esperienziale”, ormai consolidata e verificata nella sua efficacia all’interno di diversi contesti formativi. Si tratta di metodi di “lavoro in gruppo” che facilitano il coinvolgimento dei partecipanti quali:

  • brainstorming
  • role playing
  • teatro interattivo
  •  teatro dell’oppresso
  • giochi o esercizi che prevedono la dimensione corporea
  • schede operative
  • coping training
  • skills training

L’apprendimento “attivo esperienziale” è un processo dinamico che si co-costruisce in   maniera sinergica e congiunta con il contributo di facilitatore e partecipante