Che cosa è

Il progetto H.O.M.E (Help. Orientation. Management. Empowerment) finanziato all’80% dalla Regione Marche (DGR 619/2016) riguarda gli interevento domiciliari nelle dipendenze e nelle famiglie con minori con problemi di abuso di sostanze.

Da che è realizzato

IRS L’Aurora coop sociale (capofila)

  1. S.T.D.P. di Area vasta 1 Pesaro, Fano, Urbino, Fossombrone
  2. S.T.D.P. di Area Vasta 2 Senigallia, Ancona, Jesi, Fabriano
  3. Ambiti Territoriali Sociali (1,3,4,5,6,7,8,9,10,12, 11,13)
  4. Oikos ONLUS
  5. Cooss Marche
  6. Cooperativa Pegaso
  7. Cooperativa Terra
  8. Centro di Ascolto Ancona
  9. Associazione Città della gioia
 A chi è rivolto

  • Adulti (attività 3, 4, 6 e 7) Soggetti con problemi di dipendenza patologica che non hanno raggiunto un certo livello di autonomia, con scarsa aderenza ai trattamenti ambulatoriali, con problemi di Isolamento sociale e situazione critica dal punto di vista abitativo ed economico.
  • Famiglie con minori a rischio (attività 3, 4 e 5) con problematiche di abuso di sostanze.
Azioni specifiche

  • Azione 1: cabina di regia, monitoraggio, comunicazione interna e riprogettazione
  • Azione 2: Formazione e condivisione del metodo e degli strumenti
  • Azione 3: Supporto domiciliare (osservazione, interazione, aiuto, orientamento)
  • Azione 4: Gruppi con facilitatore
  • Azione 5: Gruppo senza facilitatore come “microcosmo sociale” (fase 2 per le famiglie con minori)
  • Azione 6: Coabitazione (ipotesi praticabile solo nel caso l’ente locale si faccia carico delle spese dell’alloggio)
  • Azioni 7: “Socialità guidata” e attività in esterno (laboratori, ergoterapia, borse lavoro)
  • Azione 8: Valutazione con misurazione dell’impatto

 

 Obiettivi

Finalità

  • Implementare l’intervento domiciliare nel trattamento delle dipendenze patologiche.
  • Sperimentare e perfezionare un servizio efficace, flessibile inclusivo del sistema familiare e della rete affettiva dei soggetti; con un buon rapporto costi/benefici.

Obiettivi generali per i beneficiari (adulti e famiglie con minori)

  • Migliorare il benessere della persona affetta da dipendenza patologica;
  • Contrastare la marginalità sociale anche di quei soggetti non facilmente raggiungibili dai servizi “tradizionali”.
  • Facilitare l’accessibilità e la compliance al trattamento: la regolarità di presenza a visite mediche, esami clinici, e incontri di servizio sociale.
  • Rafforzare il senso di inclusione in un tessuto sociale e umano
  • Valorizzare i legami e le appartenenze
  • Migliorare le dinamiche familiari
  • Incrementare la stima di sé, l’autoefficacia e l’autodeterminazione degli individui e dei gruppi.
  • Contenere il danno riducendo la possibilità di cronicizzazione dei minori.
  • Diminuire il costo sociale delle tossicodipendenze a carico della collettività;

Obiettivi generali per gli operatori e per il “sistema” di cura

  • Approfondire l’utilità e la funzionalità del lavoro territoriale e domiciliare nelle dipendenze
  • Potenziare la rete dei servizi e il collegamento con il territorio
  • Valutare l’impatto dei servizi (sia come efficacia si nei termini di risparmio di spesa)
Contatti

ufficioprogetti@irsaurora.it

 

 

Progetto: H.O.M.E. – Resoconto finale del progetto

PRESUPPOSTI TEORICI DEL PROGETTO E METODOLOGIA DI INTERVENTO

Progetto sperimentale caratterizzato dalla novità di offrire un servizio domiciliare a persone con problemi di abuso di sostanze, organizzato in maniera integrata e gestito congiuntamente dai Servizi Sociali, Servizi Sanitari e Privato Sociale.

Il Servizio domiciliare descritto comprendeva oltre alle visite a casa e alla relazione paziente-operatore,  anche altre azioni collaterali mirate a riacquistare capacità relazionali, abilità residue, cittadinanza attiva. Per quanto riguarda l’area minori, era prevista, inoltre, la visita domiciliare di uno psicoterapeuta con l’obiettivo di attivare una rilettura delle modalità relazionali familiari.

Le azioni aggiuntive al Servizio domiciliare erano: momenti di socialità guidata, partecipazione a gruppi guidati e autocondotti, tirocini/borse lavoro, laboratori, cohousing.

 

DESTINATARI

  • Adulti con problemi di dipendenza patologica e scarsa aderenza ai trattamenti ambulatoriali, con criticità abitative ed economiche, tratti di isolamento;
  • minori con problemi di approccio e di abuso di sostanze;
  • famiglie dei minori coinvolti.

 

AZIONI SU OBIETTIVI PROGETTUALI, PREVISTE E SVOLTE

Azione 1 – Cabina regia: tutti gli incontri previsti sono stati effettuati e ne sono stati aggiunti 2 in più,  per procedere alla valutazione del progetto in fase conclusiva. Nei primi mesi grazie a questa azione sono state definite operativamente le prassi relative al coordinamento tra i partner e alla selezione dell’utenza.

Azione 2 – Formazione:

Riguardo alle azioni 2.1 e 2.2 riguardanti la formazione per il coordinamento di progetti complessi e la formazione di operatori su intervento domiciliare, sono state effettuate 4 giornate di formazione rivolte agli educatori e agli psicologi coinvolti negli interventi domiciliari coi minori, afferenti alla cooperativa Irs l’Aurora e all’associazione Oikos. Le tematiche affrontate erano inerenti l’intervento domiciliare specifico con le famiglie di adolescenti. Temi approfonditi sono stati quelli dell’autostima, dell’emancipazione, dei miti familiari, delle conseguenze dei sentimenti di colpa e vergogna, della metodologia del triangolo di Losanna.

La formazione prevista in H.O.M.E. nell’area adulti è invece stata seguita dagli operatori e coordinatori senza gravare sul budget del progetto stesso, grazie alla possibilità di frequentare lezioni già organizzate in altro progetto (denominato Contatto 3). Gli argomenti, del tutto attinenti alle attività previste in H.O.M.E., si sono concentrati sulla formazione inerente la gestione dei tirocini di inserimento socio-lavorativo: tecniche di facilitazione per l’orientamento professionale.

Riguardo alla Supervisione, sono stati effettuati 3 incontri di supervisione di equipe nell’area minori

Azione 3 – Supporto domiciliare

Il supporto domiciliare comprende visite domiciliari, interventi psicoeducativi e accompagnamento ai Servizi territoriali e per orientamento sul territorio.

A tali attività si aggiunge per l’Area minori  il supporto psicologico in loco  con mediazione dei conflitti; ad oggi tali incontri familiari con educatori e psicologo sono avvenuti con una media di 2 incontri per ogni nucleo familiare coinvolto.

Riguardo ai dati numerici commentati sulle attività domiciliari svolte, si rimanda ai paragrafi seguenti.

Azione 4 – Gruppi con facilitatore:

Azione 4/a Gruppi con facilitatore per utenti adulti – Sono stati condotti complessivamente 15 incontri, uno in più rispetto al previsto. La risposta all’attività da parte degli utenti già seguiti ai domiciliari è stata significativa.

-In Area Vasta 1, sono stati condotti i 7 incontri previsti e il loro numero è stato giudicato sufficiente al raggiungimento degli obiettivi prefissati; due utenti già seguiti ai domiciliari, con particolari criticità relazionali, non sono riusciti ad attivare le risorse necessarie per partecipare al confronto di gruppo.

-In Area Vasta 2, sono stati effettuati 8 incontri, di cui 7 previsti da progetto e 1 supplementare di approfondimento, in risposta alle richieste ed esigenze emerse durante gli incontri. Vi hanno partecipato alcuni utenti, altri non hanno potuto partecipare per motivi lavorativi e per caratteristiche relazionali.

Azione 4/b Gruppi con facilitatore per famiglie con minori a rischio – Il numero di nuclei familiari intercettati è rispondente a quanto previsto nel progetto, di cui 6 nuclei in AV1 e 9 nuclei in AV2. Il ritardo con cui la parte operativa  del progetto è stato avviata (docuta alla complessa fase di progettazione operativa, vedi par “Cabina di regia”) ha fatto sì che non tutti i genitori fossero pronti a partecipare ad un confronto di gruppo nei tempi previsti. Lo stato dei lavori potrebbe ipotizzare l’avviamento di un gruppo in AV1 al momento attuale. in AV2 è stato possibile attivare 5 gruppi, di cui 3 già effettuati e 2 da effettuare, già fissati in calendario.

In AV1 è prevista la sperimentazione di 2 incontri da effettuare entro la chiusura del progetto.

Azione 5 – Gruppi senza facilitatore per le famiglie con minori:

L’azione 5 è conseguente al completamento dell’azione 4/b, ragion per cui i gruppi dei genitori dei minori che, una volta costituiti, potevano diventare autonomi e trasformarsi in gruppi di auto-mutuo-aiuto, non hanno ancora raggiunto la fase dello svincolo e dell’autonomia necessaria ipotizzata.

Azione 6 – Coabitazione

Indicata nel progetto come possibilità subordinata al vincolo delle spese dell’alloggio a carico dell’ente locale, viene descritta maggiormente nel seguente paragrafo riguardante le criticità emerse. Essa difatti,  per realizzarsi necessita di azioni maggiormente integrate ed incisive.

Azione 7 – Socialità guidata

Considerati i tempi ristretti dovuti al ritardo dell’operatività, si è optato per un potenziamento delle attività inerenti all’organizzazione e partecipazione ad eventi e gite e un riassorbimento delle attività laboratoriali. La partecipazione a eventi e gite ha registrato un buon successo ed ha coinvolto entrambe le aree vaste.

Quattro le attività in totale:

1) Gita al lago di Fiastra, 22 giugno, con 6-7 utenti e 4 operatori (Mazzitelli, Vitali, Rotatori, Bellucci) con pranzo comunitario.

2) Gita a Pesaro, 4 ottobre, al Tiro con l’arco, associazione che gratuitamente ha ospitato e fornito attrezzature e istruttori. Gita con pranzo comunitario.

3) Gita al Percorso al buio organizzata dal Museo Omero, 13 dicembre: visita guidata + laboratorio esperienziale + merenda.

4) Tombola conviviale, 29 dicembre, con 7 utenti e 4 operatori. Tombola e merenda c/o il COD di Senigallia.

5) Uscita bowling e pizza, 21 febbraio 2018 con 8 utenti e 4 operatori.

 

Tirocini o borse lavoro. Sui 10 previsti, ne sono stati effettuati 7, di cui , in AV2, 2 tirocini a Jesi,  1 a Fabriano, 1 tirocinio a Senigallia. In AV1, 1 tirocinio a Pesaro, 1 a Saltara e 1 a Fossombrone.

 

PARTNER COINVOLTI E LORO RUOLI; STAKEOLDER INDIVIDUATI

Tutti i soggetti pubblici/privati elencati nel progetto, ad eccezione dell’Associazione Città della Gioia, hanno partecipato alle azioni descritte: S.T.D.P. di AV1 e AV2; Ambiti Territoriali di Gradara/Pesaro, Fano, Fossombrone, che hanno individuato alcuni casi da seguire; IL Comune di Saltara ha fornito una borsa di tirocinio x inclusione sociale; Oikos ha prestato i saloni della formazione, Cooss ha partecipato alla Cabina di regia, Coop Terra ha attivato tirocini, Centro di Ascolto di Ancona ha partecipato attivamente.

Per l’Area Minori Stdp di Pesaro, Urbino, Fano, Fossombrone, Ancona, Jesi ; servizio sociale territoriale per minori dell’Asur di Pesaro; il dipartimento di salute mentale di Urbino, il Servizio Sociale dell’ambito territoriale di Urbino e l’U.S.S.M. Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità.

 

RIMODULAZIONE NEGLI STATI DI AVANZAMENTO DELLE PRASSI OPERATIVE PREVISTE INIZIALMENTE, A SEGUITO DI OSSERVAZIONI IN ITINERE

Rimodulazioni avvenute sulle prassi operative, per raggiungere gli obiettivi prefissati:

  • Il primo periodo di avvio progettuale ha previsto l’ausilio del ruolo di facilitatore\mediatore che ha permesso di attivare e mantenere un rapporto diretto tra i vari soggetti del gruppo della Cabina di Regia. Tale lavoro ha consentito che la relazione tra i partner si instaurasse con fluidità e naturalezza, ragion per cui è venuta meno la necessità della figura del facilitatore e del suo apporto, inizialmente pensato come presenza per tutta la durata del progetto.
  • Da parte dei Stdp è stato proposto il potenziamento di risorse in ore operatore, per far sì che questi potesse incrementare la relazione con i servizi invianti, per facilitare lo scambio e confronto sui casi da seguire.
  • La condizione di dover coniugare operativamente fattori in sé divergenti ha sottinteso talvolta l’imprescindibilità dell’agire in flessibilità, immaginando soluzioni non previste ma efficaci.

Esempio di difficoltà riscontrate: la necessità di accompagno degli utenti, l’importanza educativa che gli utenti fossero tutti presenti  a determinate attività collettive, la lontananza tra le abitazioni degli utenti stessi, l’esiguo numero di operatori presenti, l’incompatibilità di alcuni utenti per lunghi viaggi.

  • La complessità psicopatologica e/o sociale di alcuni casi presentati e proposti ha richiesto un numero di azioni maggiore a quanto previsto dal protocollo (più contatti con STDP, con il pz e/o  con i familiari);
  • La stessa complessità di cui sopra e la novità del servizio per i pazienti hanno richiesto tempi più lunghi del previsto per l’instaurarsi della relazione paziente-operatore
  • E’ emersa una richiesta che prevede la partecipazione diretta dell’operatore domiciliare del progetto alle riunioni di equipe dell’Stdp, finalizzata in parte ad attivare un aggiornamento reciproco sui casi evitando alcuni passaggi col coordinatore, e in parte per essere utilizzato come “operatore di strada” (accompagnamenti per attività specifiche quali le urine al sert o altre interazioni col sert stesso).
  • Per la socialità guidata è stato necessario chiedere gli automezzi alla cooperativa Irs L’Aurora (Necessario aumentare il rimborso km per gli automezzi degli operatori)
  • La socialità guidata prevedeva anche laboratori tipo arteterapia che, considerati il cronoprogramma progettuale e le specificità degli utenti,  non sono stati attivati e si è quindi preferito utilizzare le risorse per un potenziamento delle gite.
  • Nel progetto, in corso d’opera si è aggiunta una associazione la cui partecipazione inizialmente non era prevista, che ha messo a disposizione del progetto risorse proprie: si tratta dell’ Associazione Tiro con l’arco di Pesaro, con accoglienza+fornitura gratuita di attrezzatura e istruttori.

Rimodulazioni sugli obiettivi previsti:

  • Il ritardo della fase più operativa del progetto, dovuta alla complessità della fase di impostazione, ha causato uno slittamento dei tempi delle attività previste dal progetto: il termine delle azioni a dicembre ha comportato una rimodulazione di alcune attività e comporta tuttora, in alcuni casi, un parziale raggiungimento degli obiettivi previsti nel progetto individualizzato dei beneficiari.
  • Dal progetto iniziale l’inserimento dei minori prevedeva come età massima 18 anni, ma durante gli incontri di cabina di regia è stata portata a 21 anni, per due motivi: perché l’Ussm svolge la sua funzione, per l’espletamento della messa alla prova, oltre il raggiungimento del diciottesimo anno di età; perché si è ritenuta una fascia di età verso cui il progetto poteva assumere una efficacia rilevante per operare a livello preventivo.
  • Al progetto hanno partecipato anche beneficiari non in carico a Stdp, ma inviati da Servizi Sociali o da altri partner del progetto, previa comunicazione a Stdp di competenza territoriale. In accordo con tale prassi, al fine di mantenere la valenza integrativa tra enti, si è ritenuto importante attivare la comunicazione della presa in carico agli Stdp di competenza, anche se a posteriori.

 

CRITICITÀ RISCONTRATE SU OBIETTIVI, AZIONI, PRASSI OPERATIVE, DIRETTE A RIMODULARE LE PREMESSE O MIGLIORARE LA STRATEGIA DI REALIZZAZIONE

 

Cohousing – Azione 6 : previsto nel progetto iniziale, non è stato attuato e sarà necessario trovare una formula adeguata per la concretizzazione di tale azione, dato che è un’attività per la quale i servizi coinvolti hanno più volte manifestato la necessarietà.

L’attuazione dell’azione sulla coabitazione sarebbe stata possibile solo qualora i Servizi Sociali dei comuni, previo accordo regolarizzato e formalizzato, avessero messo a disposizione degli appartamenti per utenti già in loro carico e seguiti congiuntamente all’STDP di territorio. Non è stato possibile perseguire tale azione sia per aspetti economici-organizzativi dei Servizi Sociali dei vari territori, sia per la difficoltà di coinvolgimento operativo nel progetto degli ATS partner.

 

Socialità: andrebbero proposte azioni che riguardano anche il weekend ed i festivi

Integrazione Adulti/Minori: la specificità degli interventi e la complessità di alcune situazioni evidenziano criticità  nell’integrazione  e concertazione delle azioni dei due target. L’intervento con gli adulti è infatti di tipo prevalentemente assistenziale e socializzante; l’intervento coi minori ha una valenza preventiva psicoeducativa ed anche clinica/terapeutica.

Chiusura dell’intervento: è importante pensare ad un tempo e a delle modalità di chiusura dell’intervento con i singoli casi presi in carico, entro la fine del progetto e cercare di modellizzare queste prassi, individuando anche delle modalità di “sgancio”

Accompagnamento degli utenti ai gruppi: In itinere è stato stabilito che l’accompagnamento ai gruppi doveva essere garantito dove possibile dall’operatore con mezzo proprio e previsto un rimborso dei biglietti di viaggio in mezzi pubblici per gli utenti che potevano spostarsi almeno per una parte del tragitto. L’accompagnamento ha così assorbito buona parte del monte ore dell’operatore. Si ravvisa quindi la necessità di rimodulazione in caso di parametri differenti (attività/ quantità e qualità dei beneficiari).

Risorse necessarie per l’agire integrato: per il coordinamento tra i partner e per le procedure necessarie per avvio del percorso progettuale di ogni utente ha richiesto un dispendio di energie, superiore a quello preventivato dal progetto.

Slittamento temporale dell’avvio del progetto: ha provocato una serie di disguidi a catena, primo tra tutti il numero di utenti presi in carico, minore a quanto preventivato. Il disguido è stato avvertito fortemente a causa dei parametri progettuali: numero statistico di complessi casi cronici coinvolti, con rischio di ricadute frequenti, di perdere abitazione etc.; area geograficamente vasta su cui il progetto insiste, con il nobile obiettivo di raggiungere a domicilio le persone domiciliate nelle zone più lontane o isolate dai servizi. Possiamo però aggiungere che le persone seguite hanno ricevuto idonei trattamenti proprio perché inferiori numericamente al previsto.

 

PUNTI DI FORZA RISCONTRATI

Servizio domiciliare: non invasione ma risorsa – In fase di attivazione del progetto si pensava che l’attività domiciliare potesse essere vissuta come un’invasione; essa invece ha contribuito in maniera significativa ad instaurare una relazione di fiducia con le famiglie e con i soggetti presi in carico, rispettati  nella loro riservatezza.  E’ auspicabile che questa relazione costruita con l’operatore domiciliare possa favorire l’accesso agli Stdp e ai servizi di cura: che aiuti il soggetto a fruire dei servizi con minore vergogna, maggiore consapevolezza, maggiore responsabilità; specialmente per i minori, il poter pensare ” vado ad un servizio perché mi è utile”. La relazione domiciliare non più vissuta come mero controllo ma come guida; idem per gli adulti inviati dai servizi sociali, di cui alcuni ancora non consapevoli della propria dipendenza. Gli utenti hanno tutti accettato di far entrare in casa l’operatore. L’Iniziale diffidenza si è trasformata in una buona fiducia instaurata, fino al piacere di poter ospitare l’operatore, inteso come risorsa.

 

Efficacia del sistema-progetto per i partner coinvolti

Il progetto Home ha permesso di potenziare le interazioni tra servizi Stdp, Servizi Sociali, Ussm , privato e territorio, tra cui le aziende dove svolgere il tirocinio, associazioni di volontariato.

Riportiamo qui di seguito degli esempi:

  • Come percorso educativo alternativo alla pena, uno dei 3 minori ha avuto la revoca Map e il progetto è comunque proseguito.
  • Sostegno a sgancio dopo un percorso in comunità, a beneficio di una persona passata dalla Comunità al cohousing, con borsa lavoro e gestione delle relazioni.
  • Il Dip. Salute Mentale di Urbino, congiuntamente al Comune di Borgo Pace, ha potuto usufruire del progetto per un adolescente che, con precedenti di utilizzo di sostanze leggere, è incappato in un episodio di stato dissociativo. Laddove non ci sarebbero stati strumenti utili, è stata invece possibile la presa in carico, con l’integrazione tra i servizi.
  • Possibilità, per gli Stdp, di monitorare il paziente nel proprio domicilio e ricalibrare l’intervento attraverso l’operatore; di poter contare sul disbrigo di una serie di incombenze pratiche e logistiche: dalla ricerca di un lavoro all’accompagnamento  per controlli e terapie farmacologiche al Stdp stesso o alla farmacia dell’ospedale;  dall’accompagnamento per l’orientamento dei servizi, per il disbgrigo delle utenze domestiche, alla ricerca di attività di volontariato da svolgere x impiegare il tempo e costruire nuove relazioni.
  • La collaborazione tra i partner ha permesso di rispondere con flessibilità ed efficacia alle richieste di aiuto delle singole persone anche nei casi multiproblematici, con bisogni sia sanitari e relazionali, sia di tipo abitativo, logistico e organizzativo.

 

ELABORAZIONE DEI DATI SU PRESTAZIONI E ATTIVITÀ CONDOTTE

Di seguito i dati significativi emersi nel progetto H.o.m.e. , correlati all’anagrafica dei partecipanti e all’impatto delle azioni progettuali.

Complessivamente il progetto ha raggiunto 32 singoli partecipanti e 14 nuclei familiari dei minori coinvolti.

I destinatari del progetto sono stati suddivisi in due categorie: Adulti e Minori con i rispettivi familiari.

La tabella sottostante riassume i dati anagrafici dei partecipanti al progetto:

AREA ADULTI AREA MINORI
Destinatari: 18 adulti Destinatari: 14 persone
Sesso: 13 M, 5 F Sesso:  10 M, 4 F
Età: compresa tra 29 e 67

Età media: 46,5 anni

Età: compresa tra 11 e 19 anni

3 partecipanti già maggiorenni;

4 hanno raggiunto la maggior età durante il progetto; 3 di 16-17 anni;

3 di 15 anni;

1 di 11 anni

Livello scolarità:

Medio – basso

1 laurea

7 diplomati

1 licenza 3° anno superiori

7 medie inferiori

1 elementare

1 nesun titolo

Livello scolarità:

tutti hanno conseguito la licenza media,

5 interruzioni/abbandoni  scolastici,

nessun diploma di maturità già conseguito

Cittadinanza: 100% cittadini italiani Cittadinanza: 100% cittadini italiani
Canale di invio: Inviati dagli Stdp Canale di invio:

9 da Stdp

2 da Stdp e Ussm

1 da Stdp e Servizi Sociali

1 da Stdp, Ussm, Servizi Sociali

1da CSM

Dipendenza primaria:

6 alcol;

2 alcol+sostanze;

2 eroina;

1 cannabinoidi;

1 cocaina

6 pluri sostanze;

Dipendenza primaria:

11 Marjuana / Hashish

3 uso intensivo/dipendenza da nuove tecnologie

 

Precedente Terapia in struttura:

10 esperienze di comunità residenziale

4 permanenze in cliniche

4 nessuna terapia in struttura

Precedente Terapia in struttura:

11 nessuna terapia in struttura

1 TSO

2 ricoveri reparto stdp

 

 

AREA ADULTI – Descrizione risultati

Le persone adulte che hanno beneficiato del progetto sono state 18, di cui 5 donne e 13 uomini, di età compresa tra i 29 e i 67 anni, con un’età media di 46,5 anni. Tutti di cittadinanza italiana.

Il livello di scolarizzazione appare medio-basso, con un ampio ventaglio di titoli di studio acquisiti, che spaziano dalla laurea a nessun titolo di studio: si contano 1 laureato, 7 diplomati, 1 licenza del  3° anno  alle superiori, 7 licenze medie inferiori, 1 licenza elementare, 1 senza alcun titolo.

Il dato sull’occupazione appare invece purtroppo negativo in modo omogeneo: la quasi totalità del campione considerato è disoccupata: si registra un solo caso di occupazione.

Tutti inviati dagli Stdp, hanno presentato dipendenze primarie diversificate: 6 casi di abuso di alcol; 2 casi di abuso di alcol misto a sostanze psicotrope; 2 casi di eroina, 1 da cannabinoidi, 1 caso di cocaina, 6 casi di poliassunzioni di sostanze psicotrope.

Dei 18 partecipanti adulti al progetto, 3 provenivano da percorsi appena conclusi in comunità terapeutiche; altri 7 avevano precedenti esperienze di comunità residenziali; 4 nessuna terapia in strutture; 4 esperienze di ricoveri in clinica; per un caso di questi, già con esperienze sia di comunità residenziale sia di ricoveri in clinica, si è provveduto durante il progetto al ricovero in psichiatria.

Le situazioni di partenza dell’utenza hanno mostrato notevole complessità e in molti casi una problematicità grave estesa a tre o più aree, tra la sfera relazionale, lavorativa, economica, abitativa, sanitaria.

Il monitoraggio progettuale ha tenuto conto di 10 macro aree, quali:

  • Fiducia e autostima (apertura e condivisione)
  • Qualità delle relazioni risorse competenze individuali
  • Risorse competenze familiari
  • Gestione situazione abitative e quotidianità: ritmo sonno/veglia, alimentazione regolare, igiene personale
  • Interesse a situazione giuridico legale
  • Qualità ambiente domestico
  • Pagamento utenze, pulizie, ordine e manutenzione
  • Conoscenza del territorio, fruizione dei servizi
  • Scuola/lavoro, tirocini, borse lavoro
  • Area sanitaria: interesse e puntualità; assunzione regolare terapia.

Tra le azioni progettuali rivolte all’utenza, quali interventi individuali domiciliari, incontri di gruppo, attività socializzanti, corsi formativi/tirocini lavorativi, ci soffermiamo di seguito sulle attività domiciliari.

Le attività domiciliari si sono svolte per una media di 1 incontro individuale pro-capite ogni 10 giorni. A questi si sono affiancati gli incontri e i contatti degli operatori con la rete territoriale per trovare rimedio o risolvere disagi riscontrati nel domicilio.

 

AREA MINORI – Descrizione risultati

I destinatari dell’area Minori del progetto sono stati 14 ragazzi. Hanno beneficiato del progetto anche i rispettivi 14 nuclei familiari, che hanno fruito di attività loro rivolte.

Riguardo alla provenienza, 7 famiglie appartengono all’Area Vasta 1 e 7 all’Area Vasta 2. Il canale di invio è stato costituito in 9 casi dai singoli Stdp e in 1 caso dal CSM. Per gli altri, si è trattato di un invio da Stdp e Ussm (in 2 casi), da Stdp e Servizi Sociali (in 1 caso), e da Stdp, Ussm, Servizi Sociali in un caso.

Età: dei 14 ragazzi, 10 sono maschi e 4 femmine ed hanno un’età compresa tra gli 11 e i 19 anni. 3 partecipanti erano maggiorenni all’avvio del progetto, altri 4 hanno raggiunto la maggiore età durante il progetto. Tutti di cittadinanza italiana.

Il Livello di scolarizzazione presenta il conseguimento della licenza inferiore da parte di tutti i partecipanti ed è marcato dalla presenza di 5 interruzioni o abbandoni scolastici. Per uno dei 5 casi è stato intrapreso un percorso formativo professionalizzante.

Le situazioni di partenza hanno subito mostrato una certa complessità nelle interazioni con la famiglia di origine, in molti casi mutata nella composizione durante la crescita del minore.

La dipendenza primaria rilevata è data da cannabinoidi in 11 casi e da abuso di utilizzo di telefoni cellulari e dispositivi elettronici in 3 casi. A fronte di ciò, non si rilevano però dipendenze dichiarate dei familiari: solo in un caso è stato riferito/ipotizzato un probabile abuso di alcol, da parte di un padre che è comunque lontano e assente da tempo e non ha pertanto partecipato al progetto. Tali dati possono costituire uno spunto di riflessione.

RISULTATI DELLE ATTIVITÀ DOMICILIARI – MINORI

In Area Vasta 1, Inizialmente si è proceduto con una visita a casa ogni 15 giorni. Una volta instaurata una buona relazione coi familiari, le visite domiciliari si sono intensificate a cadenza settimanale. Ciò ha permesso ai familiari di sentirsi maggiormente sostenuti, mentre per i ragazzi in taluni casi l’attività è risultata impegnativa, seppur accettata di buon grado. Si sono registrati piccoli miglioramenti in tutti i casi, sia a livello personale del ragazzo, sia nelle relazioni familiari, ma emerge un preponderante bisogno che i ragazzi vengano seguiti e monitorati di continuo, per evitare regressioni.

In Area Vasta 2, l’esito del progetto è positivo per quasi tutti gli utenti, che mostrano un cambiamento comportamentale, e per i loro nuclei familiari, che denotano una rimodulazione relazionale.

In un solo caso l’esito del progetto può definirsi neutrale, per il breve periodo di trattamento e per le dinamiche familiari e personali legate al raggiungimento dell’età adulta.

Mentre in quasi tutti i casi le attività progettuali hanno inciso, tra gli esiti, sul miglioramento della convivenza domiciliare, in un caso, a fronte di una situazione iniziale descritta limitatamente al consumo di cannabis, sono emersi altri elementi che delineano una situazione ben più complessa, tale da immaginare un allontanamento dalla famiglia.

Complessivamente le attività progettuali hanno registrato un esito più che positivo, essendo riuscite a sciogliere nodi altrimenti di difficile trattamento. Tra i successi evidenziati: maggiore fiducia verso i servizi; l’aver interiorizzato l’importanza dei controlli e del sostegno del Stdp; aggancio positivo verso un minore con condanna legale; abbandono di comportamenti a rischio con eccessi da alcool; ripresa della frequenza scolastica dopo periodo di sospensione dovuto al bullismo subìto; maggiore consapevolezza e fiducia/autostima conseguente al sostegno alla genitorialità e alla coppia nel caso una gravidanza precoce.

 

OUTPUT DI PROGETTO

Le attività hanno maggiormente assorbito l’impegno del personale sono state le visite domiciliari (47.51 % delle ore lavorative dedicate all’attuazione del progetto), voce “Altro” che include gli incontri con gli Stdp (19,56%), gli incontri di equipe (9.74%).

Le spese sostenute risultano in linea col budget disponibile e col cronoprogramma ( Multi Gantt System). Il rendiconto finale evidenzierà i relativi conteggi sulle voci di spesa inerenti, coerenti, necessarie, effettive/attuali, fair value.

 

VALUTAZIONI FINALI

Il progetto nei primi mesi si è concentrato sulla progettazione operativa, durante la quale l’ampia rete dei partner pubblici e privati coinvolti ha definito il modello di intervento sia dal punto di vista dell’utente finale, sia dal punto di vista del sistema di cura. Il “prototipo” uscito da quella fase e descritto nel Protocollo operativo è stato oggetto di analisi congiunte durante le riunioni di equipe pubblico-private, le cabine di regia e gli incontri di coordinamento. Il presente report condensa tutte quelle riflessioni e si pone come strumento di prima “validazione” del modello di intervento.

Le intenzioni originali del progetto H.o.m.e. sono state accertate e gli obiettivi iniziali hanno mantenuto la loro rilevanza;

Le variazioni in itinere delle prassi operative hanno consentito una maggiore fluidità ed efficacia nelle interazioni tra i partner, nonché una gestione in flessibilità degli imprevisti presentatisi;

Ogni azione è stata effettuata mirando ad un utilizzo efficiente dei mezzi a disposizione, massimizzandone l’efficacia;

Analisi dell’impatto: La verifica conclusiva dei risultati effettivamente conseguiti attraverso l’analisi delle situazioni dei singoli casi trattati, all’inizio e alla fine del progetto, indica un netto miglioramento della condizione di alcuni casi complessi, sotto diversi aspetti, quali l’autonomia domestica, relazionale ed economica.

I benefici evidenti osservati in alcuni destinatari del progetto, intesi come cambiamenti significativi nell’organizzazione abitativa e nella gestione della quotidianità, lasciano presupporre che anche dopo la cessazione del progetto questi possano rimanere o reiterarsi, dando una svolta permanente o almeno di lungo periodo. In tal senso possiamo parlare di sostenibilità delle azioni intraprese.

Analizzando quindi l’impatto sull’utenza seguita, l’efficacia degli interventi, l’efficienza nella gestione in urgenza, la sostenibilità degli interventi realizzati, possiamo affermare che le risorse a disposizione sono state impiegate al meglio.

 

SINTESI CONCLUSIVA DEI RISULTATI DELL’ESPERIENZA

Considerati i risultati conseguiti nel presente progetto sperimentale, tali da suggerire fattori di successo, e tenuto conto del condiviso convincimento sull’importanza di seguire l’utenza affetta da dipendenza patologica domiciliarmente, auspichiamo che nel futuro si possano configurare ulteriori sviluppi o nuove edizioni progettuali, rivedute e corrette nell’impianto iniziale sulla base dei bisogni e correttivi emersi.

In particolare va preso atto che l’integrazione tra i vari servizi rappresenta un punto di forza, ma al tempo stesso è l’aspetto che richiede maggiore energia e risorse.

Attenzione specifica andrà focalizzata sulle possibilità di cohousing o gruppi appartamento, che al momento costituiscono l’unico punto non attuato dell’impianto progettuale.

L’intervento con i minori ha sollecitato un riconoscimento delle criticità delle relazioni familiari. Va da sé che l’adolescenza è una fase del ciclo di vita della famiglia in cui si evidenziamo nodi irrisolti ed emerge il bisogno di attivare risorse fino a quel momento inesplorate. Da questo punto di vista, l’ipotesi di formulazione del progetto trova pienamente verifica, in particolare per il fatto che le famiglie hanno avuto la possibilità di riconoscere dinamiche e significati che altrimenti sarebbero stati ignorati.

Infine, va sottolineato che la costruzione di un sistema condiviso di valutazione degli esiti ha consentito un dettagliato monitoraggio progettuale, in grado di rilevare con precisione le linee di intervento strategiche da perseguire.